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Il Vescovo incontra gli studenti del "Dante Alighieri"

Confronto doveva essere e confronto è stato!

Giovedì 19 maggio, il Vescovo Felice di Molfetta ha incontrato i giovani dell’Istituto Tecnico Commerciale “Dante Alighieri” di Cerignola. La sala convegni, gremita di studenti, era tutta un pullulare di colori, sorrisi sommessi e sguardi profondi, carichi di attesa. Si respirava la primavera non soltanto fuori dalle mura scolastiche, ma anche dentro, nei cuori traboccanti di giovinezza e beltà. C’erano pure i professori, naturalmente. Con l’aria un po’ affaccendata e premurosa, ma meno distaccata del solito. Qualcuno era intento a verificare il corretto funzionamento di tutta l’attrezzatura, qualcun altro era assorto nei suoi pensieri, qualcuno indaffarato a dare le ultime indicazioni agli alunni. I più, infine, erano occupati a rendere l’ambiente accogliente e confortevole.

L’incontro, fortemente voluto dal dirigente scolastico, dott. Salvatore Mininno, e dai docenti di religione Cannone Chiara e Prisciandaro Massimiliano, ha avuto come tema: “L’etica nel processo formativo dell’adolescente: proposte e problematiche a confronto”.

Dopo il saluto del dirigente, gli studenti hanno presentato gli esiti conclusivi di un percorso di studio sull’etica del lavoro, della legalità e dell’ambiente. Dai loro interventi è emerso lo smarrimento generale del mondo giovanile dinanzi agli slogan egemoni della cultura laicista e relativista, che tende a obliterare il confine di demarcazione tra il bene e il male. Dinanzi a questo dato di fatto, gli studenti hanno cercato di dare delle risposte e di trovare delle soluzioni. Tuttavia, ciò che si è palesato con sorprendente chiarezza, al di là delle nozioni imparate sui banchi di scuola, è stato il loro “cuore mendicante”, il desiderio impellente di una presenza a cui guardare, la domanda di una compagnia da seguire e di un conforto per l’esistenza.

E proprio questo desiderio del cuore umano è stato al centro della lezione del vescovo. L’uomo è una creatura in relazione. Non è una monade fine a se stessa, bensì un io aperto a un tu che, uscendo dagli angusti confini del proprio tornaconto, coglie la verità dell’altro generando la realtà nuova del noi. Il male profondo dell’egoismo sta nel ritenere se stessi come l’unico centro dell’essere e della vita. In realtà, solo insieme con gli altri l’uomo può realizzare il suo valore assoluto. Alle radici di quello che chiamiamo ethos, sta la tensione verso uno stile di vita, verso un comportamento nel quale si manifesti la vocazione originaria dell’uomo a trascendere i limiti della propria esistenza fenomenica, al fine di vivere nell’altro e per l’altro. Perciò è nella comunione che si realizza una vera individualità umana. La scuola, in tal senso, è un’agenzia formativa di primaria importanza affinché la cultura diventi educazione; ma perché questo accada, sono necessarie due cose: 1. Ancorare la propria libertà alla Verità attraverso un rapporto educativo presente; 2. Coltivare con perseveranza la memoria delle nostre radici, perché la condizione necessaria per ogni azione educativa è il rapporto con la tradizione: “La nostra storia viene da lontano, cari giovani! Non si può creare il futuro senza il passato che si costruisce nell’oggi”, ha detto mons. di Molfetta. La ricchezza del presente viene sempre dal passato. Senza questo, non esiste possibilità di educazione ai valori del Bene e del Bello, della legalità e del rispetto, della famiglia e del territorio, del lavoro e dell’ambiente. La vita diventerebbe pura istintività in balia dell’opinione prevalente nel momento contingente. Del resto, il premio Nobel per la letteratura, Alexander Solzenicyn, ha sempre messo in guardia le nuove generazioni, ricordando come la prima preoccupazione dei regimi totalitari sia sempre stata quella di sradicare dalla memoria del popolo l’eredità del passato. Senza di essa, infatti, gli uomini sono facilmente manipolabili. E la cosiddetta “post-modernità liquida”, di cui parlava il sociologo Zygmunt Bauman, non è esente dal pericolo summenzionato.

Queste considerazioni hanno destato molteplici domande negli studenti e il Vescovo, da parte sua, non si è sottratto al dibattito. Il confronto che ne è derivato, ha fatto sì che l’evento non si riducesse ad una mera comunicazione di concetti, ma fosse, piuttosto, un vero incontro, un accorgersi con gratitudine e stupore gli uni degli altri. Il Vescovo guardava gli studenti con l’apprensione di un padre che ha a cuore il destino dei propri figli, e gli studenti, senza generalizzare, naturalmente, guardavano il Vescovo desiderosi di vedere e sperimentare il gusto di un’appartenenza. In alcuni sguardi brillava la luce della fede, in altri trapelava lo scetticismo, in altri l’indifferenza e la distrazione, in altri ancora si poteva leggere la domanda che i primi due discepoli fecero a Gesù: “Maestro, dove abiti?”. Sta di fatto che tutti, credenti e non, in questa giornata memorabile, abbiamo sperimentato in modo particolarmente efficace cosa significhi essere e sentirsi noi.

Massimiliano Prisciandaro


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